IL BONSAI

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Introduzione al Bonsai

 

Il significato dell'ideogramma

ideogrammaCosa è un bonsai? Un bonsai è una pianta in vaso!

Questa è la definizione più semplicistica che si può avere del bonsai e che potrebbe creare in qualche caso una sorta di ambiguità.
Detto da un occidentale, “pianta in vaso” ha un certo significato; sembra che tutte le piante in vaso siano bonsai, ma non così, da qui l’ambiguità.

Detto da un giapponese, “bonsai” ha una carica di significato più ampio, perchè all’interno dell’ideogramma bonsai ci sono una serie di simboli che danno molte più informazioni.

Come forse già sapete un ideogramma, lo dice la parola stessa, deve trasmettere una idea, una situazione, un fatto o un ben preciso concetto.
Di solito gli ideogrammi venivano creati da dotti o uomini di cultura che con il loro grande sapere ne realizzavano di nuovi, inventandoli ex-novo o combinando tra loro ideogrammi più semplici che accomunati realizzavano un nuovo pensiero o un nuovo concetto.
Andiamo per gradi: se chiediamo ad un giapponese la traduzione di bonsai, o se cerchiamo su un dizionario questa traduzione il risultato “albero in vaso”. In effetti, guardando in dettaglio l’ideogramma in questione possiamo notare la presenza dei seguenti elementi.

L’albero: questo non poteva mancare di certo dato che è il protagonista principale.
Il vassoio: La voce vassoio sta ad indicare che non c’ un semplice vaso, bensì una cosa più raffinata, quale è un vassoio. In effetti, i vasi da bonsai assomigliano più ad un vassoio che ad un semplice vaso da fiori, basta osservare la forma i colori , i piedini , il disegno.
Il terreno: Questo concetto può suggerire che il terreno non è solo il supporto in cui si affondano e si ancorano le radici, ma anche una bella cosa da vedere, e il micro ambiente del bosco in miniatura dove il muschio si simula il prato erboso e qualche ciottolo qua e la sta a rappresentare le rocce ai piedi dell’albero.
Antico Simbolo, questo simbolo proviene dall’ideogramma cinese e può forse rappresentare uno strumento da taglio (ad esempio lama affilata o coltello) forse a indicare la necessità d’uso di strumenti per realizzare il i bonsai.
I tre simboli albero, terreno ed antico simbolo messi assieme vogliono dire coltivazione, in particolare “colti-vato in modo grazioso. Questo significa che esiste l’intervento dell’uomo, pertanto una pianta fatta a bonsai, non fatta da sola, ma costruita dall’uomo. Riassumendo, l’insieme di concetti racchiusi nell’ideogramma bonsai sicuramente molto più ampio del semplice significato “pianta in vaso”;si potrebbe quasi pensare che un giapponese riferendosi al bonsai intenda dire qualcosa del tipo: “albero in miniatura coltivato con eleganza in vaso”.

Origini ed evoluzioni

Il bonsai viene dal Giappone, l’idea dell’albero in vaso viene dalla Cina.
Non si può datare esattamente l’anno in cui l’uomo decise di coltivare gli alberi in vaso.
Storia e leggenda si confondono: alcuni dicono che i primi bonsai furono soggetti raccolti in natura, scelti per le loro piccole dimensioni, e quindi accuditi e coltivati in vaso per mantenerli tali.
Un’altra ipotesi quella che l’uomo nomade nel pellegrinare per il territorio al seguito del bestiame abbia avuto esigenza di portare con se erbe o piccoli alberi officinali o aromatici i quali venivano coltivati in vaso.
Queste e tante altre sono le ipotesi e le testimonianze che suggeriscono le lontane origini.
Una cosa è certa, da tutte queste possibili vie si arrivati a convergere verso la coltivazione dell’albero in vaso. Un albero in vaso era utilizzato per adornare l’entrata del tempio, il giardino del palazzo oppure la scena di una rappresentazione teatrale. Un albero accostato a dei sassi, e il tutto posto in un basso contenitore poteva rappresentare un paesaggio vivente,da questo e derivata l’idea del paesaggio miniaturizzato in vaso.
Tutto ci accadeva in Cina , forse mille anni or sono, poi, con il fiorire degli scambi culturali, circa settecento anni fa, l’idea dell’albero in vaso arrivò in Giappone dove evidentemente piacque tanto da essere sviluppata ulteriormente e migliorata.
Da allora di tempo ne è passato parecchio, dalla prima idea dell’albero in vaso, questo albero in miniatura ha cambiato, ad esempio, diverse volte nome, il quale con successive modifiche e arrivato alla dizione odierna di “BONSAI”.

Caratteristiche di un bonsai - Come Osservarlo

Dopo aver visto in modo molto generale cos’è: un bonsai, se ci vogliamo addentrare un po di più nell’argomento,possiamo capirlo meglio suddividendolo nelle diverse parti le quali hanno, o per lo meno dovrebbero avere, delle peculiari caratteristiche.
Queste caratteristiche, che vedremo in seguito, delle varie componenti dell’albero bonsai più sono minuziose e costruite in modo raffinato più aumentano il pregio del soggetto.
Come si osserva un bonsai? La pianta deve essere all’ altezza degli occhi dell’osservatore, cioè l’asse focale di chi guarda il bonsai deve colpire l’albero all’incirca alla metà della sua altezza
Precisiamo che un bonsai ha un fronte ed un retro. Svilupperemo piu avanti questo concetto, per ora diciamo solamente che il bonsai va osservato dalla parte che si stabilito sia il fronte. Se dobbiamo fissare un ipotetico percorso che il nostro occhio deve seguire per osservare un bonsai possiamo dire che la sequenza della osservazione parte dal basso verso l’alto.
Osservando si giudica.Si giudica il proprio bonsai per autocritica, si giudica per trarre dall’osservazione un insegnamento, si giudica per migliorare, si giudica per dare un valore al bonsai.
Punti fondamentali e le fattezze che danno spirito e valore a un bonsai, non sono molti, ma devono essere sicuramente molto realistici e naturali, forse accentuati in qualche caso per ottenere certi effetti, mai comunque grotteschi.

Radici: devono essere affioranti, che si affondano gradatamente nel terreno.

Tronco: un tronco robusto e conico, e per conico, si intende un tronco che si restringe di diametro mano a mano che ci si avvicina all’apice. Una corteccia dall’aspetto rugoso che conferisce una impronta vetusta ed imprime all’albero una forte personalità.

Rami: i rami principali devono essere distribuiti in modo molto naturale.Pochi rami ben distribuiti, non troppo fitti, in modo che si possa scrutare con lo sguardo all’interno della chioma.Non un’insieme disordinato di piccoli rami.la loro forma deve essere un susseguirsi di internodi sempre più corti tra di loro come si riscontra in natura.

Chioma: la chioma deve essere un insieme di piccoli rami, giusta continuazione del rimpicciolimento dei rami secondari, fitta e allo stesso tempo leggera in modo da far filtrare agevolmente aria e luce.

Disegno globale: il disegno generale dell’albero deve essere intuito a prima vista; deve essere equilibrato nell’insieme, deve avere un aspetto naturale e realistico, deve cioè rappresentare “l’albero” !
Vale la pena citare la terminologia spicciola usata dai Giapponesi per inquadrare a prima vista, in termini di dimensioni, un bonsai.
Invece di parlare di bonsai alti dieci centimetri o mezzo metro la loro classificazione suona pressappoco così:
I bonsai piccolissimi sino a 6 cm. sono chiamati Mame .
Sono molto minuti e quattro o cinque di questi possono stare sul palmo di una mano come i piselli o i fagiolini da cui proviene il loro nome.
La taglia successiva e denominata Shoin, ed arriva a circa 15 cm. Un solo shoin può stare sul palmo di una mano.
Si passa poi al bonsai da “una mano” e da “due mani”; ciò significa che per spostarli e necessaria per il primo tipo una sola mano e due mani per il secondo tipo.
Quando un uomo da solo riesce a spostare senza troppa difficoltà un bonsai questo denominato “bonsai da un uomo”, si passa poi al bonsai da due uomini, tre uomini e così via.

Stili Fondamentali

Prima di imparare a realizzare i Bonsai. dobbiamo avere ben chiaro ciò che si vuole ottenere.
Per ora ci siamo già fatti una idea di cos’è un bonsai e quali sono le sue caratteristiche principali.
Come il termine casa generico per indicare una abitazione o un edificio, così bonsai e generico per indicare un albero in miniatura.
Come l’architetto o l’ingegnere nel progettare la casa sa già esattamente cosa realizzare in termini di forma e dimensioni, a seconda si tratti di una villetta, una palazzina, un condominio o un grattacielo…, così il bonsaista realizza il bonsai secondo un ben determinato stile.
Gli stili bonsai, inventati per classificare e inquadrare in un certo schema i vari tipi di bonsai secondo le loro fattezze.
sono di utilità fondamentale per inquadrare immediata mente il soggetto, descriverlo, analizzarlo e giudicarlo. Naturalmente la classificazione secondo un certo stile non è un fatto casuale bensì rispecchia l’andamento e le forme di modelli di alberi che si trovano in natura.
Molte volte hanno nomi buffi da far sorridere i più maliziosi sotto i baffi, ma tali nomi non sono nient’altro che la traduzione dal giapponese all’inglese e dall’inglese all’italiano.Il salto tra lingue e culture cos diverse a volte sortisce curiosi effetti.
In letteratura bonsai, soprattutto straniera, vi capiterà di trovare il termine giapponese dello stile, per questo motivo troverete in questo testo il nome giapponese dello stile tra parentesi.
Gli stili fondamentali sono cinque e le caratteristiche peculiari che li contraddistinguono sono evidenti.

Stile eretto (CHOKKAN)

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La caratteristica più evidente di questo stile è rappresentata dal tronco principale perfettamente diritto.A circa un terzo della sua altezza si diparte a destra o a sinistra del fulcro il primo ramo, ad un terzo della rimanente altezza, cioè tra il primo ramo e l’apice, si diparte il secondo ramo nella direzione opposta al primo.

Il terzo ramo, posizionato ad un terzo della rimanente porzione di tronco al di sopra del secondo ramo cresce verso il retro.
La crescita alternata destra, sinistra e retro si ripete con le stesse regole sino alla cima dell’albero, diminuendo sempre più la distanza tra i rami stessi.
I rami di un albero diritto saranno anch’ essi diritti. Per quel che riguarda la loro inclinazione, i primi rami saranno più inclinati verso il basso. a simulare quei rami che, in natura, per il peso della chioma o per il peso della neve hanno questo naturale andamento, quelli nella parte centrale dell’albero avranno un andamento orizzontale, quelli verso l’apice saranno rivolti verso l’alto, come sono tutti i rami giovani alla ricerca della luce.
La lunghezza dei rami a partire dal basso verso l’alto deve diminuire gradatamente in modo che il disegno globale della chioma rimanga all’interno di un ipotetico triangolo, cosi come deve diminuire il diametro dei rami a mano a mano che ci si avvicina all’apice dell’albero.
Questo stile di albero quello che in natura rappresentato soprattutto da conifere, quali abeti, pini e lecci.

Stile eretto informale (MOYOGI)

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(Quercia di Savini Pietro)

A differenza del precedente stile, non ha il tronco principale e i rami rigorosamente diritti, bensì sinuosi. L’andamento del tronco può avere curve piu o meno marcate, o anche solo un accenno di sinuosità che lo differenzia dallo stile eretto formale.
La verticale tracciata dalla punta dell’albero a terra, cade al centro della base dell’albero.
Anche in questo caso il carattere dei rami deve seguire quello dettato dal tronco.La distribuzione dei rami sul tronco segue le stesse regole.
Questo stile, di gran lunga il più usato, rappresenta la stragrande rnaggioranza degli alberi che si trovano in natura; si tratta di alberi che crescono con andamento eretto. Ma non perfettamente diritto, come il maestoso olmo che solitario in mezzo alla pianura, in un ambiente ricco di acqua e nutrimento, si sviluppato con forma ampia e globosa; o il pino silvestre delle alpi che tra neve e bufere si modellato con tormentata silouette.

Stile inclinato (SHAKAN)

(Ginepro di Giovanni Cestellini)

(Ginepro di Giovanni Cestellini)

Se ad uno stile eretto formale o informale diamo una notevole pendenza, otteniamo lo stile inclinato

La verticale tracciata dall’apice dell’albero al terreno cade fuori dalla base del tronco.
Un ramo che cresce nel senso opposto all’ inclinazione di un senso di bilanciamento sia ottico che fisico.In natura troviamo questo tipo di albero, eventi atmosferici hanno modellato la forma e modificato notevolmente l’assetto. Ad esempio uno smottamento del terreno cambia la morfologia del suolo dove cresce l’albero, oppure una gran massa di neve forza la pendenza dell’albero stesso.

Stile semi cascata (HAN-KENGAI)

(Ginepro di Giovanni Cestellini)

(Ginepro di Giovanni Cestellini)

Una ulteriore inclinazione ci fa arrivare allo stile semi cascata

L’ aspetto è quello di un albero con il tronco adagiato. I rami e l’apice che si abbassano all’esterno del vaso in modo vistoso, in alcuni casi quasi a toccare il piano di appoggio del vaso. Alberi con queste fattezze in natura si trovano in luoghi al limite della vivibilità, come ad esempio l’ultimo avamposto di vita verso la cima delle montagne, dove gli alberi hanno andamento prostrato quasi strisciante e si modellano appiattiti sui bordi delle rocce.
Tutto ci che cresce verticalmente durante la corta stagione vegetativa viene abbassato e appiattito dalla grande quantità di neve del lungo periodo invernale.

Stile a cascata (KENGAI)

(Leonardo Desantis)

(Leonardo Desantis)


(Marco Lombardi)

(Marco Lombardi)

Una ulteriore inclinazione verso il basso, sino a portare l’apice dell’albero al disotto del bordo inferiore del vaso ci porta allo stile cascata o cascante.

La massa fogliare praticamente tutta al di fuori del vaso ed assomiglia ad un albero che cresce capovolto.
Naturalmente anche questo stile è stato osservato in natura; il riscontro lo troviamo negli alberi che vivono sui dirupi o nelle gole delle valli strette e profonde:dove in un piccolo anfratto roccioso e un pugno di terra hanno offerto la possibilità ad un seme di germinare.
L’aumento del volume della chioma protesa alla ricerca della luce si distanzia sempre più dalla parete rocciosa e aumentando di peso provoca questo tipico andamento cascante.
Violente correnti d’aria, scariche di pietre mutilano l’albero strappandogli alcuni rami. Ecco realizzato lo scenario dove madre natura costruisce gli alberi in stile a cascata.
Questi sono gli stili fondamentali.le forme e le regole che li governano sono fondamentali per una buona riuscita del soggetto. Molte volte le regole non sono applicabili alla lettera, però vale la pena che siano usate e rispettate, per lo meno all’inizio. A qualcuno può apparire scolastico o accademico l’utilizzo di queste regole per il timore che la loro applicazione porti a realizzare bonsai ripetitivi; non vero, state pur tranquilli che, nonostante la ripetitività dei gesti e delle regole applicate, realizzerete bonsai sempre differenti.

Le varianti agli Stili Fondamentali

Così come partendo dall’albero perfettamente diritto ed apportando ad esso successive modifiche siamo passati attraverso i cinque stili fondamentali, così partendo da questi primi cinque ed apportando loro alcune varianti avremo una gamma di stili derivati da quelli fondamentali.

Stile a Scopa (HOKIDACHI)

(Ulivo di Giovanni Cestellini)

(Ulivo di Giovanni Cestellini)

Così denominato perchè assomiglia ad una scopa rovesciata

Possiamo pensarlo come una variante dello stile eretto da cui eredita il tronco principale diritto, che si dirama in una serie di rami che crescono con un angolo abbastanza stretto rispetto alla verticale.
Questi rami si dividono in rami secondari sempre più piccoli con lo stesso andamento di quelli principali proprio come la saggina usata per le scope.
A differenza dello stile eretto formale, i rami si dipartono pressappoco dallo stesso punto e sono più o meno della stessa lunghezza

Stile a vento (ETUKINAGASHI)

(Tasso di Filippo Casini)

(Tasso di Filippo Casini)

Se agli stili eretti o inclinati forziamo la crescita dei rami tutti in una stessa direzione, otteniamo lo stile a vento.

Questo stile caratterizza l’albero che vive nella particolare situazione dell’essere continuamente colpito dal vento.
Un chiaro esempio dato dall’albero che si trova su di una scogliera: tutti i rami che si trovano nella scia del vento riescono a sopravvivere o comunque si modellano secondo quella linea; i rami che crescono contro vento vengono inevitabilmente frenati nella crescita o strappati.
Uno stile inclinato posto sotto vento dovrà dunque avere il ramo principale dalla stessa parte della inclinazione dell’albero che si protende nella direzione del vento.

Stile su Roccia (ISHITSUKI)

(Tasso di Gianni Troiani)

(Tasso di Gianni Troiani)

Lo stile su roccia rappresenta un albero che, nato vicino ad una piccola roccia o sopra di essa, ha imbrigliato con le sue radici la roccia stessa.

In poche parole, base del tronco e radici hanno inglobato la roccia facendola diventare parte integrante dell’albero.

Stile Aggrappato alla Roccia (SEKIJOJU)

(Ginepri su roccia di Gianni Troiani)

(Ginepri su roccia di Gianni Troiani)

Quando la roccia così grande da divenire il punto focale della composizione, l’albero piantato su di essa o si protende verso l’esterno da un anfratto della medesima.

Come ci suggerisce il nome stesso, questo albero vive aggrappato alla roccia.
La roccia offre un anfratto, una concavità o una fessura dove vengono ospitate le radici proprio come accade in natura.

Tronco alla Deriva (SHARIMIKI)

(Pino di Leonardo Desantis)

(Pino di Leonardo Desantis)

Questo pittoresco nome la traduzione dall’inglese driftwood, termine che gli americani hanno a loro volta tradotto dal giapponese.

Un albero che presenta essenzialmente una gran parte di legno secco e sbiancato, proprio come il legno alla deriva lavorato dai flutti e sbiancato dalla salsedine, soprattutto nella parte basale del tronco, un bonsai di grande effetto scenico, sia per il contrasto del bianco della ceppaia con il verde della chioma che la sormonta, sia per il messaggio di albero vissuto tenacenente contro le avversità della natura che lo hanno così forgiato.

Tronco Avvolto (BANKAN)

(Ginepro)

(Ginepro)

Questo stile rappresenta, con i contorcirrienti del fusto principale, quegli alberi che hanno subito forti condizionamenti ambientali, ma continuano a sopravvivere ad essi.
Forte esposizione ai raggi solari, pressione prolungata di un manto nevoso, forti turbinii di vento sono iresponsabili di queste pittoresche forme

Tronco a Spirale (NEJIKAN)

(Ginepro di Pietro Savini)

(Ginepro di Pietro Savini)

La vena di corteccia che si avvolge a spirale irregolare sulla struttura portante ormai secca e sbiancata del legno caratterizza questo stile.

Tipica forma dei ginepri di alta montagna o di quelli delle scogliere battute dal vento.

Tronco Scavato (SABAMIKI)

(Tasso di Filippo Casini)

(Tasso di Filippo Casini)

stile, abbastanza singolare e realizzato tipicamente con le caducifoglie e che a prima vista sembra solo derivato dalla manipolazione umana rappresenta invece quel tipo di alberi che per loro sfortuna hanno perso un intero lato della loro struttura.

La parte morta con il passare del tempo secca e si deteriora. Deteriorandosi marcisce e si sfalda lasciando posto ad una cavità all’interno di una struttura di fibre vive che continuano a sostenere e a nutrire i rimanenti rami che costituiscono la chioma.
E’ realizzabile scavando con una sgorbia il tronco di quei soggetti che hanno già una chioma sbilanciata e quindi difficilmente utilizzabili in altro modo. Una altra via, un pò più drastica, quella di asportare metà dell’albero in senso longitudinale per poi svuotarne il tronco.

Stile Literati (BUNJING)

(Leonardo Desantis)

(Leonardo Desantis)

Lo stile literati, così denorninato dalla traduzione literaty=erudito, era lo stile amato dalla gente di cultura,come pittori, poeti,dotti, letterati. L’albero viene rappresentato nei suoi elementi essenziali, in poche parole la traduzione in materiale vivente di quell’esile albero.

O meglio dell’idea di albero che troviamo nelle antiche pitture giapponesi.

Alberi in gruppo

(Boschetto di Acero di Gianni Troiani)

(Boschetto di Acero di Gianni Troiani)

Se mettiamo assieme più alberi tra loro, otteniamo delle forestine o composizioni di alberi di gruppo. Queste composizioni, a parte lo stile madre-figlio composto da due soggetti, di solito comprendono un numero di elementi dispari, da gruppi a numero ristretto, ad esempio tre, cinque o sette elementi o da gruppi consistenti in più di venti elementi.
Vale la pena ricordare che può capitare che il numero di soggetti in una forestina sia pari, ad esempio sei, sarà ben difficile trovarne una con quattro elementi!
Il numero quattro, così come per noi occidentali i numeri 13 e il 17 vengono evitati dai superstiziosi, quasi mai presente in Giappone perchè ha lo stesso suono della parola morte.
Non esiste la camera numero quattro in albergo, nella numerazione dei piani di un palazzo si passa dal terzo al quinto piano, non esiste il tavolo numero quattro al ristorante, non ci sono quattro alberi nelle forestine bonsai.

 

Stile Madre-Figlio (KORABUKI)

(Zelkova di De Santis Leonardo)

(Zelkova di De Santis Leonardo)


(Tasso di Filippo casini)

(Tasso di Filippo casini)

Cosi chiamato perchè composto da due soggetti con le stesse sinuositè e andamento di crescita, uno più grande e uno piu piccolo che danno l’idea di una madre che tiene vicino a se il figlio.

La base dei due tronchi è molto ravvicinata e certe volte può essere la stessa.
In questo secondo caso ci realizzato piantando i soggetti così vicini che dopo qualche anno si fondono alla base.

Stile Zattera (NETSURANARI)

(Faggio di Gianni Troiani)

(Faggio di Gianni Troiani)

Quando tutti i fusti sono uniti da una stessa radice, la forestina prende il nome di zattera.

L’analogia con la zattera che hai i tronchi in qualche modo legati tra loro è evidente, anche in questo caso valgono re regole viste precedentemente in fatto di proporzioni degli alberi e aspetto scenografico.
Questa forestina si può realizzare con un albero coricato, dove il tronco fungerà da radice principale che collega tra loro i vari fusti (ex rami).
Altra tecnica è quella di sfruttare una radice pollonata: di sfruttano i vari polloni per formare i vari fusti.

Associazione Italiana Bonsai (a cura di), ”Bonsai… primi passi”, Scardo Edoardo, I Edizione , 1994.